…
…
“Quel giorno al tramonto tornarono insieme da San Nicola di Càsole a
Otranto. L’ultima luce solare proiettata attraverso uno squarcio di nuvole
da Ovest sulle case bianche le rese viola; per un effetto del caso, che
chissà quando si sarebbe ripetuto, la città fu un attimo come non sarebbe
più stata, sempre più viola, tutto si copriva di vapori viola, tutto
sprofondava nel viola”
Maria
CORTI, Il canto delle sirene, Bompiani, 2001

…” In
principio di questa storia c’era Otranto circondata da mura e bastioni,
che terminava a ponente con il convento di S. Giovanni e a levante con
quello di S. Francesco, così descritta da un nemico, Ibn Kemal, buon
scrittore e autore della Cronaca Ottomana della conquista di Terra
d’Otranto del 1480:
La
sua campagna pare in primavera
Un
giardino dell’ Eden,
Dal
mare la sua riva è un tesoro che scorre.
Il
suo nome è Otranto,
Biasimare non si potrebbe chi l’abita:
Se
vuoi trascorrere vita serena,
Vai
ad abitare là ”
Maria
Corti, Otranto allo specchio

C’era
vento nelle strade e vuoto invernale quando vidi la Signora; mi guardò,
disse: “Che bisogno hai di incontrarmi di nuovo?”. Dava l’aria di essere
sola, di non partecipare a niente e di non avere nessuno che partecipasse
alla sua esistenza; era come un sogno che stesse sognandosi da solo. La
piazza e le strade intorno apparivano troppo piccole per Lei, Otranto
decisamente andava stretta ad una signora che portava sulle spalle con
tanta eleganza centinaia di anni e vari mondi sepolti, che moriva ogni
momento eppure era ancora viva.
Maria
Corti, La signora di Otranto, in Storie, Manni, Lecce, 2000

...Andavo
sí scalza, come tutte le mogli dei pescatori, ma a differenza delle altre
annodavo con cura i capelli e li fermavo con cordelle di seta colorata,
perché non mi lasciava mai la volontà di essere bella. Spesso, uscendo
dalla porta grande, scendevo verso gli ulivi della Rocamatura, camminando
come i ragazzini, quando vanno soli per la via, e presi dalle meraviglie
del mondo, fanno lunghi giri inutili: a vedere gli ulivi declinanti verso
il mare, alcuni di qua altri di là dalle rocce, con pezzi di radice al
sole, mi domandavo come gli uomini non ammattissero dalla voglia di vivere
fra gli alberi. ...
ecco
apparire la bella Idrusa, in Maria Corti, L’ora di tutti, pag. 16

“ …
Se si scende al porto al crepuscolo, durante le bufere di tramontana, e si
guardano i pescatori seduti alla turchesca, la pelle abbronzata, lo
sguardo lontano e paziente in attesa che la furia del mare si plachi, non
si sa più se si è nel presente o se il sipario di un passato segreto si è
alzato ….”
Maria
Corti

Per
una traccia di sentiero, segnata da innumerevoli piedi nudi tra le erbe e
le canne della Valle dell’Idro, le donne scendono all’alba a Otranto, con
ceste piene di cicorie e caciotte. Hanno grandi occhi neri, capelli
lucidi, aggrovigliati, andatura fiera. Mentre le piante dei piedi si
espandono, illese, sul sentiero, esse guardano con la pupilla fissa in
direzione del mare, uno sguardo asciutto, ereditato da generazioni di
otrantini vissuti in attesa dello scirocco e della tramontana per regolare
su di essi pensieri e faccende.
Maria Corti, L’ora di tutti, Bompiani, Milano, pag. 9

“...Anche
l’Abbazia di Casole scomparve: poche colonne biancastre, un puteale,
alcuni fregi sopravanzano solitari sotto il sole ardentissimo del Salento;
scomparsi i rotoli di papiro, tante pergamene e sigilli...”
“...Idee di tale genere non nascono in un posto qualunque: questa maturò
nell’Abbazia di San Nicola di Casole, un miglio e mezzo a sud di Otranto,
dove alte finestre davano sulla terra otrantina e la notte sotto un puro
blu si percepiva l’universo: là vivevano spiriti dediti alle perplessità
filosofiche come l’archimandrita Niceta, monaci basiliani italo-greci
dalla dottrina profonda che sfogliavano in silenzio le pergamene...”.
(Maria Corti,
“Otranto allo Specchio”, All’insegna del pesce d’oro di Vanni Scheiwiller,
1995)